Gli approfondimenti archeologici: l’alimentazione nell’Antico Egitto

Questo contributo nasce grazie alle ricerche di Chiara Zanforlini, per ulteriori approfondimenti si veda:

Archeologia e dieta: dalle fonti ai resti umani. Uno studio dal Predinastico all’Epoca Tarda (3900-332 a.C.).

www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2018/08/Archeologia-e-dieta.pdf

L’alimentazione nell’Antico Egitto

Per gli Egizi, la vita nell’aldilà è lo specchio della vita su questa terra, perché non solo si compiono le stesse attività, ma si continua a mangiare e bere. L’aridità del deserto ha permesso a numerose derrate alimentari, deposte soprattutto all’interno delle tombe, di rimanere pressoché intatte. È importante ricordare come tutte queste testimonianze si riferiscano alle classi più agiate e riflettano quindi le abitudini alimentari di una minoranza della popolazione.

In epoca predinastica (3900-3300 a.C.) si completa il passaggio dalla vita nomade di cacciatori-raccoglitori a quella stanziale caratterizzata dall’agricoltura e dall’allevamento. La necropoli di Hierakonpolis (3800-3650 a.C.), ad esempio, ha permesso di identificare molte specie di vegetali e animali utilizzati come cibo dagli abitanti del villaggio predinastico. Sono state individuate, deposte come offerte o presenti negli intestini dei corpi mummificati naturalmente, tracce di melone, orzo, farro, semi di acacia, ciperi, aneto, drupe. La fauna selvatica, prevalente nella fase più antica, include babbuini, gatti, ippopotami, asini e capre selvatici, gazzelle, uri, alcefali, mentre quella domestica, più diffusa nelle fasi successive, includeva cani, asini domestici, bovini, capre, pecore, maiali. Sono stati individuati anche resti di tredici specie di uccelli, di tartarughe a guscio morbido, bivalvi, pesci quali carpe, persici del Nilo, pesci gatti, tilapie, che integravano l’alimentazione degli abitanti di questo villaggio.

Nell’Antico Regno (2592-2118 a.C.) si passa da una società sostanzialmente egualitaria ad una dove le differenze di ricchezza e di rango si manifestano anche nelle sepolture. I sovrani cominciano a farsi seppellire in tombe chiamate mastabe, dalla IV dinastia (2543-2435 a.C.), in piramidi, mentre la mastaba diviene la sepoltura di nobili, sacerdoti e funzionari. Si depongono cibi e bevande per i defunti su tavole d’offerta poste davanti alle stele a falsa porta delle mastabe; queste ultime sono spesso decorate con immagini di servitori recanti cibo e iscritte con formule di offerta, poiché il geroglifico era una scrittura magica, che consentiva a tutte le derrate di materializzarsi e rinnovarsi per sempre nell’aldilà.

In una tomba di Saqqara, risalente alla II dinastia (2700 a.C. circa), sono stati rinvenuti in contenitori di terracotta piccione in salsa, quaglie arrosto, pesce, rognoni, costolette di manzo, pane, composta di fichi, formaggi, giuggiole, dolci al miele.

Anche le pareti delle tombe riproducono scene di agricoltura e pastorizia: un buon esempio ci è fornito ad esempio dalle pitture della tomba di Iti e Neferu (Primo Periodo Intermedio, 2100 a.C. circa), scoperta a Gebelein nel 1911 da Ernesto Schiaparelli e oggi al Museo Egizio di Torino, dove compaiono gru addomesticate, bovini, una mucca con il vitello, scene di mungitura e macellazione, contadini che guidano gli asini carichi di cereali verso il granaio. Nella cappella centrale Iti e la moglie ricevono, inoltre, offerte costituite da vari tagli di carne e pesci, mentre nella facciata interna del corridoio è raffigurata la preparazione del pane e della birra.

Nel Medio Regno (1980-1700 a.C.) compaiono nei corredi modellini di granai o di servitori intenti a preparare pane, birra, vino, macellare animali, cuocere cibi, macinare e impastare la farina, mietere, arare, immagazzinare le derrate alimentari, ma anche scene di caccia e pesca con la rete o l’arpione, di allevamento del bestiame o di animali da cortile.

Nel Nuovo Regno (1539 1076 a.C.) emergono stele di offerta che elencano numerosi cibi: ad esempio, la stele di Nebamun, oggi al British Museum (EA 37985), risalente alla XVIII dinastia, mostra frutti di sicomoro, pagnotte, fiori di loto, fichi, un’oca o anatra arrosto, la coscia e la testa di un bue, un cuore animale, favi di miele, uva, cetrioli e forse una zucca a fiasco, oltre a frutti non identificabili con certezza.

La tomba dell’architetto Kha (1400 a.C., XVIII dinastia), scoperta da Schiaparelli nel 1906 nel villaggio operaio di Deir el Medina, presenta numerosi cibi e bevande: anfore con tracce di vino e birra, farina, sale, pane, frutti di palma dum, giuggiole, fichi, uva, datteri, melograni, carne di oca e anatra arrosto, pesce secco, spezie (cumino, dragoncello, coriandolo, ginepro), cipolle, aglio, composta di carrube, oli vegetali e grasso animale per cucinare, oltre a letame secco per accendere il fuoco.

Il corredo di Tutankhamon comprendeva carne di oca, manzo, bovino, capra, pecora, anatra, ma anche ceci, piselli, lenticchie, bacche di ginepro, coriandolo, fieno greco, sesamo, cumino nero, vasetti di miele, datteri, frutti di sicomoro, uva, uvetta, semi di cocomero, frutti di palma dum, pane impastato con semi di marruca. Erano, inoltre, presenti gli ingredienti necessari alla preparazione della birra, ventisei giare di vino con il nome della vigna di provenienza e la tipologia del vino stesso, due vasi di shedeh (una bevanda alcolica fermentata ritenuta da alcuni studiosi vino di melagrana, per altri invece si tratterebbe semplicemente di un altro tipo di vino d’uva).

Per quanto riguarda le fonti scritte, è molto interessante un’iscrizione dello Wadi Hammamat che indica con precisione le razioni fornite ai partecipanti alla spedizione militare di Sesostri I (XII dinastia, 1939-1759 aC.). Il comandante riceveva quotidianamente 200 pani e 5 misure di birra, con razioni inferiori a seconda del rango, fino ad arrivare ai 10 pani e 1/3 di misura a testa degli attendenti di grado inferiore. La gran quantità di pane fa pensare che esso potesse essere usato come elemento di baratto, o per nutrire familiari e seguito; dieci pani, d’altro canto, difficilmente sarebbero stati sufficienti per persone impegnate in attività fisiche intense, anche in unione con una birra decisamente più nutriente di quella moderna e inoltre non si menziona il pesce secco, citato frequentemente da altre fonti come forma di pagamento.

Altre notizie ci giungono dai numerosi ostraka rinvenuti nel villaggio di Deir el Medina, dove vivevano gli artigiani ed operai che costruivano le tombe che ancora oggi si possono vedere nella Valle dei Re e delle Regine. L’ostrakon del Cairo (J 51518) contiene le razioni di grano che ogni lavoratore percepiva. È molto probabile che parte dei cereali fossero anche scambiati per ottenere altre derrate alimentari.

Inoltre, molti ostraka che registrano baratti, crediti, pagamenti, ci forniscono una specie di “lista della spesa” ideale, in cui compaiono anguilla, birra, carne, carruba, cetriolo, cipero, cipolla, coriandolo, cumino, datteri, dolci di cipero, farinata, farro, frumento, idromele, latte, lenticchie, maiale, oca, orzo, pane da birra, persea, pesce, piselli, prezzemolo, sale, sedano, shedeh, struzzo, topo, vino di fichi e vino di palma,

Le abitudini alimentari continuano sostanzialmente immutate anche durante il Terzo Periodo Intermedio (1076-722 a.C.) e l’Epoca Tarda (722-332 a.C.), anche se forse in questo periodo, almeno secondo la testimonianza di Erodoto, la carne di maiale cominciò ad essere ritenuta impura. Come hanno mostrato anche le analisi condotte sui resti umani, i veri cambiamenti nella dieta cominceranno solamente con l’epoca tolemaica (332-30 a.C.), per divenire più marcati in età romana (30 a.C.-395 d.C.) e copta (395-642 d.C.). I periodi intermedi sono altri momenti storici in cui, a causa della crisi politico-economica che li caratterizza, le carestie erano frequenti e la mancanza dei cibi solitamente consumati porta a cambiamenti nell’alimentazione.

L’analisi dei cibi conservatesi, delle fonti letterarie ed iconografiche mostra come la base dell’alimentazione fosse costituita da cereali: orzo (Hordeum vulgaris), frumento (Triticum aestivum), miglio (Panicum miliaceum), farro (Triticum dicoccum), consumati soprattutto sotto forma di pane, birra, farinata.

Tuttavia non bisogna dimenticare l’apporto della frutta e della verdura nella dieta degli antichi abitanti della Valle del Nilo: sono attestati lattuga, cipolle, ciperi, porri, aglio, sedano, cetrioli, ceci, fave, lenticchie, cocomeri, giuggiole, uva, meloni, fichi e palme da dattero; dal Nuovo Regno compaiono anche mele, melograni e olio d’oliva. Esistevano anche vini ricavati da fichi e da datteri e probabilmente anche vino di melograni.

Il consumo di carne, era riservato alle classi più abbienti: si mangiava soprattutto quella di volatili domestici come oche e anatre, ma a volte anche carne di uccelli selvatici quali quaglie, piccioni, gru. Ad essa si aggiungono le carni di capra e pecora, e più raramente quelle bovine.

Le ossa animali raccolte presso i villaggi operai di Heit el- Ghurab (IV dinastia), Kahum (XII dinastia), Amarna (XVIII dinastia) mostrano che per nutrire i costruttori delle tombe reali erano macellate sino a due tonnellate al giorno di carni bovine, suine, ovine e caprine.

Oltre alla carne di questi animali, anche quella di lepri del deserto, bubali, gazzelle, iene e perfino topi poteva essere portata in tavola; non mancava neppure il pesce, pescato con la rete o l’arpione. Per quanto riguarda i metodi di cottura, la carne rossa era prevalentemente bollita e quella bianca arrostita; si preparavano anche pasticci, stufati e bolliti.

Una delle analisi più facilmente eseguibili sui resti ossei è l’osservazione diretta degli stessi, benché si tratti di un’indagine che permette di avere informazioni soprattutto su carenze e stati di denutrizione, poiché condizioni quali il rachitismo lasciano segni facilmente riconoscibili. Tale patologia non sembra, allo stato attuale degli studi, attestata in Egitto, mentre vi sono diversi scheletri che mostrano tracce di osteomalacia, patologia legata a una carenza di vitamina D nella dieta o al malassorbimento intestinale della stessa.

L’uso di macinare i cereali all’aperto e quindi l’inclusione accidentale di granelli di sabbia nella farina ha spesso provocato usura dei denti, come appare ad esempio anche

dalle radiografie e xeografie della mummia di Ramesse II. La forte usura dentaria è ritenuta da alcuni studiosi un effetto dovuto soprattutto alla consistenza dei cibi e della presenza di particelle dure nei vegetali usati per l’alimentazione. Inoltre in Egitto, nel pane, oltre a elementi estranei come sabbia o frammenti di roccia dovuti all’uso di macine in pietra o ai detriti provenienti dalle pareti in mattoni crudi dei granai, erano addizionati frequentemente, sin dal Predinastico, semi di loto, rizomi di colocasia, frutti di palma dum o di marruca che possono aver esercitato un ulteriore attrito. Un miglioramento delle tecniche di macinazione portò comunque a una progressiva diminuzione delle abrasioni dentali fra il 4000 e il 1000 a.C..

In alcuni casi la differente usura dentaria può indicare una dieta diversa fra uomini e donne, giovani e adulti, o classi sociali differenti. Nel cimitero predinastico di Hierakonpolis, ad esempio, gli uomini mostrano una maggiore usura dentaria, che può suggerire un più elevato consumo di pane da parte della popolazione maschile. Inoltre la presenza di due o più prismi di smalto visibili nella microfotografia del dente (polish) può indicare una dieta maggiormente ricca di cibi vegetali. I dati raccolti nella necropoli di Hierakonpolis mostrano come fossero soprattutto i giovani a mangiare cibi vegetali o di origine cereale di consistenza più tenera rispetto al pane (farinate, ad esempio), mentre negli adulti il polish è meno marcato.

Le carie in Egitto sono poco comuni: l’incidenza è molto bassa (3-6%) in età faraonica, mentre è in crescita dal periodo tolemaico al periodo cristiano, quando subentrano cambiamenti significativi nella dieta; è possibile che le tetracicline presenti naturalmente nel cibo o nella birra abbiano svolto una funzione profilattica.

Nonostante l’aterosclerosi e l’ipercolesterolemia siano considerati tradizionalmente malattie moderne, esse colpivano anche le classi più agiate dell’Antico Egitto, di cui solitamente ci sono giunti i corpi mummificati e di cui è stato quindi possibile analizzare anche le arterie e gli altri vasi sanguigni colpiti da tali patologie. Come si è visto, la dieta delle classi alte era ricca di carne di oca e anatra, oltre a vari grassi animali utilizzati per cucinare, e quindi è plausibile che nell’alimentazione degli Egizi di condizione elevata vi fosse una componente di grassi pari al 50%, in prevalenza saturi (la carne di oca, ad esempio, fornisce un apporto calorico dove circa il 63% dell’energia deriva da grassi, di cui almeno il 20% saturi). Già le prime autopsie ottocentesche e del primo Novecento sulle mummie mostrarono la presenza di segni di aterosclerosi nelle arterie o di lesioni di tali vasi sanguigni: nel 1852 J.N. Czermack identificò per la prima volta l’aterosclerosi nella mummia di un’anziana donna egizia e la medesima patologia fu frequentemente evidenziata dagli studi condotti nel 1911 da Marc Ruffer su centinaia di mummie.

La conoscenza dell’alimentazione nell’antico Egitto è stata sempre piuttosto approfondita, sin dagli albori dell’egittologia, poiché il suo clima secco ha permesso la conservazione di numerosi cibi, soprattutto da contesti tombali, cui si aggiungono le ricchissime testimonianze iconografiche e letterarie. Inoltre, sin dal XIX secolo, le autopsie sui corpi mummificati hanno permesso di trarre informazioni sulla dieta degli Antichi Egizi, ma l’imbalsamazione era riservata solo alle classi più agiate, le cui abitudini alimentari e non erano riflesse anche nelle già ricordate fonti iconografiche e letterarie. Oggi è possibile integrare questi dati e conoscere anche l’alimentazione delle classi meno agiate, i cui corpi sono stati mummificati naturalmente o di cui rimangono solo resti ossei, grazie a nuove tecnologie quali l’analisi isotopica dei residui organici o la spettrometria LIBS, oltre a metodi di indagini più tradizionali come l’uso di radiografie, xeroradiografie e TAC.

Nonostante l’importanza dei cereali fosse evidente, è stata spesso sopravvalutata e ha fatto frequentemente immaginare una dieta esclusivamente di pane e birra: sappiamo invece che anche frutta e verdura erano largamente consumati, mentre le proteine animali derivavano soprattutto da latte e latticini, uova, sangue e grasso usati per cucinare. La carne era, come in molte altre civiltà, riservata alle classi agiate, ma si consumava soprattutto quella di oche, anatre, capre, pecore, maiali, in alcuni casi anche selvaggina, mentre i bovini erano allevati soprattutto per il latte e per i lavori agricoli; la carne rossa compare soprattutto in occasione di feste o sacrifici. Pesce, molluschi o animali acquatici come le tartarughe erano mangiati in quantità minore o solo durante periodi in cui i cibi normalmente disponibili scarseggiavano. I cambiamenti maggiori nella dieta sono avvenuti soprattutto in periodi di crisi politica ed economica, e, anche se non oggetto di questo studio, in età romana e copta, quando furono introdotti nuovi alimenti.

Il consumo di carne di oca e anatra e in generale l’ampio uso di grassi animali ha causato aterosclerosi e ipercolesterolemia negli appartenenti alle classi sociali più elevate, come evidenziato dalle radiografie e dalle TAC, mentre le analisi isotopiche hanno confermato come la base dell’alimentazione fosse costituita soprattutto da piante C3, ad eccezione della Nubia, dove il consumo di piante C4 come sorgo e miglio era maggiormente diffuso.

Inoltre, questi studi permettono di trarre informazioni preziose sulla stagionalità della dieta, se i vegetali immagazzinati e consumati durante tutto l’anno o immediatamente e in alcuni casi di identificare la stagione di morte dell’individuo da cui provengono i campioni (soprattutto se è disponibile la cheratina dei capelli, che fornisce le informazioni sulla dieta degli ultimi 6-12 mesi di vita). Recentemente, nuovi studi hanno indagato anche su campioni provenienti dalla fauna selvatica e domestica, aiutando a completare il quadro dell’alimentazione nell’Antico Egitto.