C’era una volta…

Questo è il titolo che voglio dare a questo articolo. Il motivo principale è che ieri, abbiamo riscoperto tradizioni, amore e passioni che sembravano ormai solo un ricordo. Il brusio delle persone tra gli stand e quella luce calda che solo il Cilento sa regalare al tramonto: è così che mi ha accolto il Cilento Tastes, un viaggio autentico tra sapori, storie e tradizioni di un territorio che non smette mai di sorprendere.

A Paestum si è tenuta la quarta edizione di Cilento Tastes al Nex-Ex tabacchificio diventato ormai iconico per gli innumerevoli eventi. È un intreccio di profumi antichi: pane caldo, olio appena franto, erbe selvatiche. Profumi che non appartengono solo al presente, ma che sembrano attraversare il tempo, portando con sé storie di mani, di terra e di pazienza.

Nel cuore del Cilento, il cibo non è mai stato solo nutrimento. È sempre stato racconto, identità, sopravvivenza. Qui, dove la dieta mediterranea è nata e si è codificata — riconosciuta anche dall’UNESCO come patrimonio immateriale — ogni ingrediente ha una memoria precisa, quasi ostinata.

Passeggiando tra gli stand, si ha la sensazione di attraversare epoche diverse. L’olio extravergine richiama i gesti millenari della raccolta, i fichi raccontano un’agricoltura essenziale e resistente, mentre i formaggi conservano il sapere silenzioso della pastorizia. Non sono semplici prodotti: sono archivi viventi. E poi ci sono le persone. Produttori che parlano poco, ma quando lo fanno usano parole dense, radicate. Nei loro racconti si intrecciano carestie e abbondanze, emigrazioni e ritorni. Il cibo, in questo senso, diventa una lingua universale che attraversa le generazioni senza bisogno di traduzione.

Il Cilento Tastes riesce in qualcosa di raro: non trasformare la tradizione in spettacolo, ma restituirla nella sua autenticità. Non c’è nostalgia costruita, ma una continuità viva, fatta di piccoli gesti quotidiani che resistono al tempo.

Ciò che resta, alla fine della giornata, non è solo il ricordo di un sapore, ma la consapevolezza che tutto qui è un atto culturale. È un modo per partecipare a una storia collettiva che affonda le radici nel passato e continua, ostinatamente, a raccontarsi nel presente.

Iconiche per noi sono state le “nonne”: due signore di Salento, molto giovanili che hanno proposto tre ricette dolci che hanno piu di 100 anni, come gli scauratieddi. Dolci naturalmente senza lattosio, uova e lievito. Fatti solo di acqua e farina e addolciti dal miele aromatizzato dal rosmarino. Si scaldano in acqua e poi fritti. Si dilettano a raccontare la storia del proprio territorio attraverso queste ricette ma non hanno un negozio. Fanno tutto per amore partecipando ad eventi.

Il nostro racconto non finisce qui perché ArkeoGustus sposa perfettamente la ricerca archeologica e storica sul cibo e partendo proprio da questo abbiamo scoperto delle realtà incredibili. Voi sapevate che esiste un’azienda che ha dato il via ad una Rivoluzione Tecnologica senza precedenti? L’azienda si chiama Hera Nei Campi ed ha riportato in vita la coltivazione del riso al sud con tecniche innovative. Nel Principato di Salerno le fonti ci raccontano che fosse già praticata ma solo grazie alla collaborazione con due agronomi, Giampaolo Raimondi ed Emilio di Stasi, l’azienda è riuscita ad operare nella sperimentazione grazie all’Azienda Agraria Sperimentale “Torre Lama” dell’Università di Napoli Federico II. Il loro riso Magnum è naturalmente aromatico e non perde il suo profumo e gusto in cottura. Vogliamo parlare del packaging? Ebbene, avete presente quando una pergamena viene srotolata? Proprio così! Dentro la storia è raccontata con maestria illustrativa.

Il nostro viaggio prosegue con una storia da raccontare che nasce nel cuore del Cilento, un distillato che unisce storia, mito e natura mediterranea, grazie all’estro di due fratelli chef, che hanno accolto la tradizione e l’hanno proposta in modo moderno, creando l’Epic Cilento Gin con acqua di mare, scorze di limone e arancia, ginepro ed erbe spontanee che narrano il territorio insieme al fico e rosmarino che donano note aromatiche. Epic Cilento Gin è l’essenza di una terra trasformata in un distillato unico.

Sempre sul tema dedicato ai liquori poi abbiamo scoperto un prodotto fantastico, l’Amaro delle monache, a base cioccolato e caramello, aromi e infusi naturali. La ricetta riguarda un antico ricettario delle suore a Torraca e ha delle varianti particolari come, il fico, mela annurca, liquirizia e foglie di ulivo. Teodoro, il produttore che vedete in foto, ci racconta che la ricetta è stata trovata in un antico convento e, udite udite, all’interno è presente anche del rum, in quanto molto forte l’influenza sud americana sul territorio.

Tra confetture, melograni, vini e olii, importantissimi sono i prodotti caseari. Tante realtà totalmente artigianali e tra queste la storia del museo dedicato alla Bufala e alla Mozzarella, raccontato dalla realizzazione di un formaggio molto particolare denominato Manu Pressum.

Noti già nella Roma antica grazie alle fonti storiche come quella di Columella nel 50 d.C. che descrive nel “De Re Rustica” (VII-8; 2-3)la formatura in acqua bollente del “caseus manu pressum”, questo formaggio è pressato a mano e non mozzato come la classica mozzarella. Se abbiniamo a tutto questo dei fichi e delle castagne, siamo a cavallo. E’ il caso di un piccolo paesino a Roccadaspide che le produce in biologico e naturale come si faceva un tempo. A raccontarcelo è l’azienda Marrone di Roccadaspide I.G.P del Consorzio di Tutela con le sue portavoci, simpatiche e genuine come i loro prodotti. Dulcis in fundo, delle conserve che ricordano alcune ricette dell’antica Roma a base di percoca e albicocca abbinate ad aromi ed erbe del territorio. Francesca, dell’Azienda Agricola Lordi, ci racconta dei cultivar prodotti che restano con buccia e totalmente interi(tranne i noccioli ovviamente), senza aggiunte di zucchero eccessivo e con lavorazione a bassa temperatura che ne preserva le qualità organolettiche.

Questo viaggio è stato per noi davvero goloso e poter parlare di storia del food con i produttori, dal vivo, come si faceva una volta, ha tutto un altro sapore. Grazie per averci ospitati nel vostro mondo.

Per il prossimo anno, non perdetevi questo appuntamento.

Claudia Fanciullo e Carlo Capponcini